sabato 31 marzo 2018

lunedì 26 marzo 2018

Gli adolescenti ci scrivono

(…) le lettere ci restituiscono ragazzi e ragazze che chiedono alla società di rompere l'incantesimo: non amano questa corsa a essere il migliore o il talentuoso, quello simpatico o quello all'altezza, quella bella o quello sicuro di tutto, chiedono di potersi muovere liberamente nei propri limiti, lontani anni luce dalla generazione delle carriere e del successo cui forse appartenevano i loro genitori.
(…) Dobbiamo sapere certamente anche questo: la generazione che scrive porta inciso sulla propria pelle questo enorme carico di normatività da cui è circondata, aspettative e “normalità” da non disattendere, maschere e performance cui dar conto ogni giorno. Il vero regalo sarebbe liberare tutti.
Poche lettere osano il “noi” e sono tutte riportate in questa selezione. 
Mentre gli adulti usano il voi e lo riducono a conio di una nuova etichetta singolare, ragazze e ragazzi non trovano nemmeno l'io, o meglio lo compongono un giorno alla volta, lo provano nelle relazioni sociali e digitali, senza mai arrivare a una sintesi, spesso senza pretenderla, intuendo i rischi di una rigidità in un mondo precario e incerto.”

(tratto dalla prefazione di Stefano Laffi, del libro “Quello che dovete sapere di me. La parola ai ragazzi”)

I capitoli di questo libro (raccolta di lettere scritte da adolescenti e pubblicato nel 2016) sono:

Avere paura
Altalenare
Cercare se stessi
Credere
Amare
Imparare
Avere coraggio
Visioni

Lo sto ancora leggendo, ma non ho resistito all'urgenza di diffonderlo: è preziosissimo.

E' un libro indispensabile a tutti coloro che hanno vicino e a cuore gli adolescenti: aiuta a riaprire cassetti di memoria di ciò che abbiamo provato e che non ha trovato comprensione, alla possibilità di dedicare ai ragazzi momenti di lettura, senza paura di affrontarne dal vivo il loro tumulto, e forse, poi, ritrovare la pace che permetta loro di sederci accanto senza timore di essere giudicati, ma trovando qualcuno disponibile a conoscerli. Davvero. 

Buona lettura!

venerdì 23 marzo 2018

Nuovi manager / Manager nuovi


http://ildubbio.news/ildubbio/2018/03/20/lavoro-federmanager-e-caccia-a-manager-con-5-skills-piu-richieste/


Al Meeting nazionale dei Giovani di Federmanager, la settimana scorsa, è stato illustro il crescente bisogno delle aziende di trovare nuovi manager che sappiano valorizzare i propri collaboratori, che sappiano investire nel capitale umano.

Stefano Cuzzilla, presidente Federmanager e Maria Raffaella Caprioglio, presidente di Umana SpA, hanno rappresentato il bisogno emerso dalla ricerca di nuovi manager, con competenze “hard e soft ben bilanciate”.

Sì, un manager capace di conoscere e riconoscere davvero le persone con le quali lavora, otterrà da loro risultati -in quantità e qualità- che altri non otterranno con premi, né severi controlli, né minacce.

Essere visti nel buon lavoro che, con costanza e impegno, giorno dopo giorno, viene portato avanti (e non solo quando si commette un errore!) ed essere considerati, non solo per ciò che si fa, ma per il potenziale che si è in grado di sviluppare, è indispensabile ad  attivare uno stato interno di soddisfazione profonda, in grado di nutrire coinvolgimento e benessere, spingendo ognuno a superare se stesso.

Vale per tutti.
Perchè tutti abbiamo un superiore. Buon lavoro!

martedì 20 marzo 2018

Pensiero

http://www.artbooms.com/blog/artista-kim-keever

Il pensiero è una forma di comportamento intimo.

Modificabile.

venerdì 9 marzo 2018

figli adolescenti: cos'hanno in testa?


"Nella testa degli adolescenti. I nostri ragazzi spiegati attraverso lo studio del loro cervello" è un libro di divulgazione scientifica che mi avrebbe fatto bene leggere quando ero un'adolescente e rileggere quando lo è stato mio figlio: sarebbe stato tutto più chiaro e avrei atteso con maggiore fiducia che la natura facesse il suo corso.

Oggi ribattezzerei questo arco temporale che ci conduce dalla fanciullezza all'età adulta, con il termine 'sregolescenza'.

E', infatti, un periodo in cui tutto cresce, in modo piuttosto disarmonico, con alti e bassi da far girare la testa.

Cresce il corpo e l'entusiasmo verso specifici interessi.
Cresce il disagio verso l'altro sesso e l'attenzione per le emozioni (proprie e altrui).
Cresce l'intimità, la fiducia e la stima nell'amicizia, con le conseguenze che derivano dallo sperimentare i primi tradimenti e delusioni.
Crescono le ore di veglia serale e di sonno mattutino.
'Crescono' gli ormoni, provocando immediati cambi di stato, dal pianto inconsolabile, all'esaltante euforia...

E tutto questo lo sappiamo già, perché ne siamo impotenti protagonisti, o spettatori.

Ma leggere i motivi fisici per cui tutto ciò avviene, è illuminante! 

Eveline Crone (full professor of neurocognitive developmental psychology of the Institute of Psychology at Leiden University) illustra gli studi condotti dalle neuroscienze con sufficiente semplicità, descrivendo lo svilupparsi dei percorsi neurali, delle specificità funzionali del cervello e della sua efficienza. 

Ciò che più mi è rimasto impresso di tanti stupori, è aver sciolto il mistero di quella che lei definisce "fase intrepida", ovvero quel momento in cui i ragazzi sono tanto disinibiti di fronte al rischio: l'eccezionale sensibilità dell'amigdala e del nucleo accumbens (il centro del piacere), non è sempre sostenuta dall'adeguata maturazione della corteccia frontale e dell'insula (funzione del controllo). E' questo il motivo per cui i ragazzi possono essere più propensi a considerare la gratificazione piuttosto che le conseguenze negative di determinate situazioni... 

E' una 'disarmonia' di funzioni e non la stupidità dei ragazzi, né l'inadeguatezza del genitore, la causa di certe scelleratezze. Ah... Averlo saputo!

sabato 3 marzo 2018

I vostri figli

http://www.pinakoteka.zascianek.pl/Wyspianski/Wysp_Iliada.htm
I vostri figli non sono figli vostri:
sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi e tuttavia non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee, 
perché essi hanno le loro idee. 
Potete dare una casa al loro corpo, 
ma non alla loro anima,
perché la loro anima abita la casa dell'avvenire
che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, 
ma non pretendere di renderli simili a voi,
perché la vita non torna indietro né può fermarsi a ieri.

Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive,
i vostri figli sono lanciati in avanti.

L'arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito
e vi tiene tesi con tutto il suo vigore
affinché le sue frecce possano 
andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell'Arciere,
poiché Egli ama in egual misura 
e le frecce che volano
e l'arco che rimane saldo.  

(Kahlil Gibran)


Dopo quasi 2 anni di assenza dal blog, scelgo questa immensa poesia di Kahlil Gibran per riprendere il tema centrale, quello dell'esplorazione esistenziale. 

Esplorazione che noi adulti possiamo favorire nei ragazzi, fornendo amore con stabilità e speranza, o ostacolare, proiettando su di loro le nostre paure del fallimento, i nostri mancati appuntamenti con la vita.

I giovani partiranno comunque "sul sentiero dell'infinito (...) la loro anima abita la casa dell'avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni".

Loro, comunque, ci lasceranno indietro: sia per inoltrarsi nella realtà, sicuri di una relazione fiduciosa e fortificante, sia per scappare lontano, delusi, sminuiti, adirati.

Come diventare una salda guida che trasmette energia?

Per essere una buona guida, bisogna essere degli esperti viaggiatori...


L'arciere é concentrato su sé, si esercita con passione e costanza. Esplora l'appoggio dei piedi, la spina dorsale in linea con il bacino, attento al proprio movimento, alla forza che carica sui flettenti dell'arco, robusti ed elastici: accoglie la freccia, mira e la lascia... la accoglie, mira e la lascia... 
Il suo sguardo, subito prima di liberare la freccia, va sulla punta, sull'elemento più fine!

Il compito più importante e più difficile al quale siamo chiamati (tutti!) è spingere i ragazzi oltre ciò che sappiamo di loro, concentrati ed attenti a ciò che li distingue e li rende unici e felici, sostenendoli nell'esplorazione della propria vita, nella ricerca di quel profondo, esclusivo, unico appagamento insito nel divenire quel tutto che già si è

Buona mira!