lunedì 30 giugno 2014

la bellezza dell'insicurezza

c’è bisogno di insicurezza e nessuno ne parla.

mentre di bisogno di sicurezza si parla e si sa molto; è presente in ogni essere umano, motivazione e guida d’ogni fase di sviluppo: la madre (la famiglia) che disseta, nutre e cura, diventa subito soluzione al dolore del neonato, garanzia di sopravvivenza.

e in egual misura, per lo sviluppo e la crescita, servono esperienze di vuoto, di solitudine e di mancanza.

la sete, la fame, il bisogno di cure, attivano il pianto del neonato, il suo primo processo comunicativo.
il mistero del segno scritto, canalizza l’indomabile energia del bambino sul libro.
la solitudine smussa le asperità dell’adolescente, inserendolo nella vita sociale.
l’ormai ‘stretta’ convivenza con i genitori, spinge il giovane adulto fuori di casa, alla ricerca della propria individualità, incaricandosi dell’impegno e della fatica del lavoro.
la paura della morte apre la coscienza alla cura e all’amore per l’altro. spostando l’attenzione esclusiva da se stessi, dal proprio bene, al bene condiviso con altre persone, il senso della vita si amplia, sconfinando, coinvolgendosi, allargandosi nella comunità.

la soluzione di tutte queste scommesse incerte suscita un senso di appagamento, ma è l’insicurezza a girare la chiave dello starter, ad attivare le infinite risorse che ognuno possiede.

i genitori sensibili, gli insegnanti attenti, sanno che soddisfare -a volte anticipando- ogni richiesta esposta, inibisce quell’insicurezza necessaria a sollecitare le intelligenze e le potenzialità.

la crisi epocale che il mondo attraversa, è il neonato che piange per esternare il disagio; è il bambino che imparando, passa attraverso la frustrazione dell’errore; è l’adolescente sofferente che sacrifica un po’ di favola alla realtà; è il giovane adulto che, timoroso, si fa carico delle proprie responsabilità.

l’esploratore ama l’insicurezza: studia, pianifica e affronta il rischio.
sa che la crisi è la fine del ciclo. l’inizio di un nuovo viaggio.

“di regola, le avversità rivelano il genio e la prosperità lo cela.”

(quintus horatius flaccus)

domenica 22 giugno 2014

scopo




“siamo nati per rendere manifesta 
la gloria che c'è dentro di noi.

non è solo in alcuni di noi, 
è in tutti noi!”



(dal film coach carter)


mercoledì 18 giugno 2014

l'esploratore scomparso

è un bel film del 1939, regia di henry king, che narra l’annosa avventura di henry stanley, giovane e brillante giornalista di una testata americana, che nel 1867 viene incaricato dal giornale di recarsi in africa e, partendo da zanzibar, andare alla ricerca del dr. livingston.

la storia è vera, il racconto no.

il film tratta di esplorazione. tutta al maschile.

eppure, fin dal principio compare una certa miss (eve) kingsley giovane e bella donna dedita alle cure della casa, amorevolmente premurosa verso il padre e fidanzata con un giovane uomo di bell’aspetto e belle speranze.  

il protagonista subito se ne innamora, assicurando al proprio cuore di viaggiatore, conforto e sostegno durante le prove estenuanti e un forte richiamo (il più forte?) come garanzia di ritorno dall’ignoto.

saltiamo fuori dal film, che abbiamo detto si riferisce a eventi iniziati nel 1867, per fare un giro nella realtà di qualche anno prima: il 13 ottobre del 1862, in un borgo nella zona nord di londra, nasce la vera miss kingsley.
si chiama mary henrietta e i suoi primi trent’anni di vita in inghilterra somigliano esattamente al modello di donna proposto dal regista henry king. ma appena rimane orfana, impeccabilmente vestita in raffinato stile vittoriano, si trasforma nella più appassionata studiosa di africa occidentale.

miss mary kingsley parte dalla sierra leone alla ricerca di insetti e piante; ne raccoglie molti campioni grazie ai quali, rientrata in inghilterra, otterrà l’incarico per la collezione di altri esemplari, dal british museum per la stesura di un libro, da un editore.
torna in africa: risale fiumi in barca, affronta cascate in canoa, sopravvive alle belve e alle paludi, scala montagne, e per prima in europa, viene ospitata dai fang, tribù di guerrieri e cannibali, con i quali intrattiene baratti e scambi culturali. li definirà poi “perfetti guerrieri, fieri e intelligenti”.

tornando al film, una domanda: perché henry king, in un film di esplorazione che gira solo 39 anni dopo la morte prematura della vera miss kingsley, cita la temeraria esploratrice in un ruolo tanto semplice e convenzionale? proprio lei…


buona visione!


domenica 8 giugno 2014

incanto

"per colui che sa guardare sentire 
ogni minuto di questa vita libera e vagabonda 
è un incanto"

alexandra david-néel

domenica 1 giugno 2014

viaggio ed emozione: esplorazione versus conquista

l’origine della parola ‘esplorare’ è incerta. verosimilmente deriva da: ex-plorare, scorrere, correre, andare, o ex-pluvere, piovere, fluttuare, navigare.

l’atto di esplorare ha in sé lo scorrere, lento, del fiume.
l’acqua attraversa il territorio, si adatta, fa proprie le sue curve.

la storia insegna che l’incontro del fiume con la terra genera uno scambio fertile, con campi rigogliosi e civiltà fiorenti.

così lo spirito dell’esploratore ha caratteristiche arricchenti, di benessere e prosperità.

si può schematizzare secondo il principio delle proprietà emergentila somma degli elementi ha proprietà che non sono presenti al livello immediatamente precedente”:

esploratore-fiume+ignoto-terra’ = ‘civiltà-fertile

non il risultato della somma (fiume + terra = fango), ma qualcosa di completamente diverso, ovvero vita, civiltà e cultura.

così l’esploratore, nel suo fluire, somma la propria natura a qualcosa di diverso e dall’unione nasce il nuovo.
lo spirito di ricerca di questo viaggiatore, è un dono. per , per gli altri, per il futuro in divenire.

lo spirito del conquistatore, invece,  ha caratteristiche sottrattive.
conquistare, etimologicamente: cum-quaerere, ovvero ‘chiedere con’.

il conquistatore rappresenta una richiesta, che è subito pretesa: origina da un vuoto, da una mancanza, da un’avidità.

perseguendo il proprio scopo, impoverisce e distrugge senza mai realizzarsi: i sensi, temporaneamente saziati dal successo, torneranno presto ad accendere nuove bramosie.

dove l’esploratore scambia, attraverso il dialogo, la disponibilità e l’amicizia, il conquistatore prende, consuma e distrugge.
essendo lui stesso rappresentazione di vuoto, bisogno, fame, ansia, non lascia altro di sé al suo passaggio che assenza di ciò che prima esisteva.

i comportamenti dei due contrapposti viaggiatori, originano da opposte basi emozionali: l’esplorare nasce da emozioni positive di desiderio, curiosità, speranza, empatia, gioia, amore; la conquista, da emozioni negative come il controllo, la pretesa, la diffidenza, l’invidia, il lamento.

se l’esploratore è destinato ad arricchirsi raccogliendo nel proprio bagaglio esistenziale sinceri contatti amicali, il conquistatore, compulsivamente affamato, divorerà nemici e conoscenti, tormentandosi in un’arida, incolmabile solitudine.

soddisfatti i bisogni primari, il senso di ricchezza o di povertà nella vita è dato dalla motivazione che spinge ad agire.


p.s. questo post è ispirato al libro di michel le bris, 'dizionario amoroso degli esploratori'.