giovedì 28 maggio 2015

felicità

la felicità è percepibile quando ci sentiamo liberi di scegliere, viviamo relazioni d'affetto autentiche e svolgiamo attività gratificanti. 
sarà bello notare quante occasioni abbiamo già per essere felici!

mercoledì 13 maggio 2015

relazioni lineari e relazioni circolari



negli ultimi due post ho rapportato le condizioni fisiche dell'equilibrio della biglia con l’energia del cambiamento di una persona in un percorso di coaching, mettendo l'accento sull’importanza della posizione ('mentale') di partenza.

se nella nostra vita avessimo a che fare solo con oggetti (le biglie) dipenderebbe tutto da noi: differente apporto d’energia produrrebbe differente e prevedibile risultato sull’oggetto sollecitato.

la prevedibilità è la caratteristica del rapporto che si stabilisce tra noi e l’oggetto, in una relazione lineare.

nel rapportarsi con un essere vivente, invece, si stabilisce una relazione circolare e la risposta alla sollecitazione è imprevedibile.

per esempio, una carezza ad un cane, può produrre feste e scodinzolamenti, oppure un ringhio, o addirittura un morso!
in un sistema complesso come l’essere umano ciò è ancora più vero e incalcolabile: un gesto, una parola, indirizzati ad una persona, cambiano lo stato di quell’essere che, a sua volta, rispondendoci, cambia il nostro.

fonte di frustrazione e infelicità è il tentativo di trovare soddisfazione in un rapporto con un essere umano, relazionandosi con questo in modo lineare.
succede quando, fortemente influenzati dai propri pregiudizi, ci si senta superiori od inferiori al proprio interlocutore. il disagio causato dalla sensazione di asimmetria spinge a cercare una soluzione: nella mente inquieta si compie una trasformazione dell'essere umano imprevedibile in un oggetto prevedibile, et voilà, la tranquillità torna a regnare.
ecco che il ripetersi di comportamenti rassicuranti e falsi producono schemi sempre più rigidi e mortificanti.

la circolarità, fonte di conoscenza e soddisfazione, necessita una mente aperta, leale e umilmente curiosa che permetta il racconto e l’ascolto, il riconoscimento e lo stupore, la condivisione e l’esplorazione, arrivando a costruire relazioni arricchenti, basate sulla fiducia ed il rispetto reciproco.

domenica 10 maggio 2015

instabile e alto

il coaching umanista è allenamento 'muscolare' a uscire da una buca, migliorare l’andatura in piano e un po’ alla volta salire dove lo sguardo possa sconfinare oltre se stessi per intravvedere lontano, sebbene un po’ indistinto, uno scopo da realizzare che sopravviva al nostro passaggio in questa vita.

facile? 
no.

impegnativo ed intenso, piuttosto, come ogni trasformazione che liberi da una sofferente stabilità o dall‘indifferente sopravvivenza, per arrivare a sostenere l'instabilità del movimento creativo: essere totalmente responsabili di se stessi nel realizzare la propria eccezionalità.


domenica 3 maggio 2015

sana instabilità


nella fisica si parla di 3 condizioni di equilibrio: indifferente, stabile ed instabile.


immaginiamo di avere un biglia e tre contesti possibili: un piano, una buca, una duna.

fornendo energia alla biglia sul piano, questa tenderà a spostarsi un po’ dalla posizione di partenza; questo è l’equilibrio indifferente.

se la stessa energia la diamo alla biglia in buca, questa si sposterà, ma tornerà sempre alla posizione di partenza; questo è l’equilibrio stabile.

ma quando quella stessa energia la forniamo alla biglia su una duna, questa arriverà molto più lontano dalla sua posizione di partenza; e questo è l’equilibrio instabile.

la biglia è la biglia ma, data una stessa sollecitazione, ha comportamenti diversi che si trovi su un piano, in una buca o su una duna.

l’osservazione mi ispira un parallelo tra la biglia e l’essere umano (con tutto il rispetto per la biglia): una buca, una vetta, o un piano rappresentano tipiche ‘posizioni’ mentali che a tutti è capitato di provare nella vita e che cambiano sostanzialmente la resa della nostra energia vitale.

dentro una buca, l’essere umano manca totalmente di visione e -con questa- manca lo scopo. l’energia è soffocata e repressa. il vissuto è fatto di dolore e frustrazione, rabbia e aggressività.

in piano, invece, la visione c’è, ma è breve: riguarda sé e qualcosa attorno. ciò produce un incedere rutinario, con brevi piaceri. l’energia è bassa, il passo lento trascina una sopravvivenza insoddisfacente.

ma salendo in cima ad un promontorio, la visione sconfina oltre se stessi, l’esistere assume valore e si libera una corsa incontro al mondo ed alla vita col desiderio di immergersi nell’esperienza sempre più profonda e densa di significato, sempre più in là… dove l’instabilità ci spinge.


mi scuso con la comunità scientifica che troverà eccessivamente semplificate le mie descrizioni, ma tratto di coaching, guardandomi bene dall’insegnare la fisica.